Frassino
| Fraxinus | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Plantae |
| Divisione | Magnoliophyta |
| Classe | Magnoliopsida |
| Ordine | Sapindales |
| Famiglia | Sapindaceae |
| Genere | Genere spp.(species plures) |
Il nome Fraxinus risale al latino classico usato già da Virgilio e in tempi più moderni dal botanico francese Joseph Pitton de Tournefort, ma potrebbe discendere anche dal verbo greco ”frassein”, che significa “assiepare”.https://it.wikipedia.org/wiki/Fraxinus Nonostante ciò, il nome scientifico del genere è stato definito da Linneo (Medico e Naturalista Svedese del XVIII secolo) nella pubblicazione ”Species Plantarum”, risalente al 1753https://it.wikipedia.org/wiki/Fraxinus, mentre il nome scientifico della divisione è stato definito dai botanici Wallander e V. Albert nella pubblicazione ”American Journal of Botany” nel 2000.
DESCRIZIONE
Il frassino ha un portamento arboreo o arbustivo, è quindi una pianta legnosa con gemme poste ad almeno due metri dal suolo, fino a superare i 30 metri nella specie Fraxinus Excelsior. Le foglie lungo il fustohttps://it.wikipedia.org/wiki/Caule sono disposte in modo opposto, sono decidue (seccano e cadono nelle stagioni più fredde), raramente sempreverdi, picciolate. I fiori sono ermafroditi, detti anche unisessuali, e tetraciclici (formati da 4 componenti: il calice, corolla, androceo e gineceo), e a volte possono non avere la corolla o il calice. In questi casi, i fiori del frassino sono chiamati “nudi”.
DIFFUSIONE E DISTRIBUZIONE
Le specie appartenenti a questo gruppo presentano tipicamente una crescita rapida, consentendo loro di sopravvivere anche in condizioni ambientali avverse come zone inquinate, aree con elevata salinità o esposte a forti venti. Queste piante dimostrano una notevole resistenza sia alle basse che alle elevate temperature. Sebbene il loro habitat prevalente sia nelle regioni temperate e subtropicali dell’emisfero settentrionale, sono in grado di prosperare anche in ambienti tropicali come Messico, Cuba, Giava e le Filippine. In Italia, come soprattutto nel nostro Parco delle Roggie, le specie più comuni di questo gruppo includono il Fraxinus excelsior, noto come Frassino maggiore; il Fraxinus ornus, conosciuto come Orno o Orniello, utilizzato per la produzione della manna e comunemente chiamato Frassino da manna o Albero della manna; e il Fraxinus angustifolia, denominato Frassino meridionale. Tutte e tre queste specie spontanee sono presenti nella flora italiana e si trovano lungo l’arco alpino.
CURIOSITA’
Dalla linfa che sgorga dalle ferite del Fraxinus ornus, noto anche come orniello o frassino da manna, si ottiene la preziosa Manna. Questo processo di estrazione avviene attraverso piccole incisioni trasversali, eseguite con gesti precisi. Inizialmente, dalla ferita emerge un liquido ceruleo dal sapore amaro (chiamato “lagrima”), che, a contatto con l’aria, si schiarisce rapidamente e assume una gradevole dolcezza. Tale liquido, condensandosi, forma cannoli e stalattiti bianchi e profumati. La manna contiene in media dal 40% al 60% di mannitolo e trova impiego come dolcificante. Nei luoghi in cui è autoctono, ovvero nel nostro Parco delle Roggie, può contribuire alla rigenerazione del bosco e ai programmi di riforestazione. Nell’ambito urbano, il frassino svolge un ruolo significativo nella riduzione degli inquinanti atmosferici. Le sue foglie, i frutti, le radici e la corteccia possiedono proprietà leggermente lassative, diuretiche, antinfiammatorie, antireumatiche e antiartritiche. L’analisi chimica rileva la presenza di sostanze che fungono da agenti disinfiammanti.