STORIA DEL PARCO
Il Parco Locale di Interesse Sovraccomunale (PLIS), ubicato nel settore nord-occidentale della città metropolitana di Milano, è un importante polmone verde situato in una vasta area urbanizzata tra i comuni di Magnago, Dairago e Arconate. È un territorio avente una superficie di 513 ettari il cui nome deriva dal toponimo di un’antica mappa catastale di Magnago che serviva ad indicare alcuni boschi. A dispetto del nome, infatti, non sono presenti roggie o canali.
I primi abitanti dell’area del PLIS furono le popolazioni liguri e successivamente i Celti nel V secolo a.C., ma fu la conquista romana a modificare il paesaggio mediante la “centuriazione” del territorio, cioè la suddivisione del paesaggio agrario in appezzamenti regolari, con vie e sentieri che si incrociano ad angolo retto, di cui ancora oggi restano tracce evidenti. Un’antica strada romana presente nel Parco è la Strada Traversagna che collega ancora oggi i comuni di Buscate e Busto Arsizio. La Strada Traversagna collegava Legnano al Ticino passando per Castano Primo e forse proseguiva oltre il Ticino. Era denominata anche strada Murnera perché usata dalla popolazione per portare il grano per la macinatura ai mulini che erano situati sulle rive del Ticino. Nel Medioevo, durante la dominazione longobarda, i comuni di Arconate e Magnago furono accorpati sotto la Pieve di Dairago e a questo periodo risalgono numerose chiese e cappelle, alcune delle quali ancora presenti sul territorio, come la piccola chiesa di Santo Stefano a Magnago. Il paesaggio agricolo, a causa della scarsità della risorsa idrica, è stato caratterizzato dalla coltivazione della vite e di alberi da frutto fino alla fine dell’Ottocento, quando la realizzazione del Canale Villoresi ha permesso la creazione di un sistema irriguo che ha ampliato e modificato il settore agricolo. Questa identità rurale originaria, sebbene negli anni si sia sviluppato il settore industriale, è testimoniata dalle tipiche cascine lombarde a corte dislocate sul territorio del PLIS, come Cascina La Maddalena e Cascina Santa Maria. Il comune di Dairago è conosciuto anche come Paese dei Murales, grazie alle oltre 60 opere, che decorano l’abitato realizzate ogni anno dalle quattro contrade in occasione del tradizionale Palio delle Contrade. Oggi il parco delle Roggie viene classificato come PLIS (Parco Locale di Interesse Sovracomunale) in quanto è situato per il 48% (246 ettari) nel territorio di Magnago, per il 36% (185 ettari) nel territorio di Arconate e per il 16% (82 ettari) nel territorio di Dairago. Questo progetto, che è nato al fine di preservare un’ampia area boschiva e tutelare gli ambienti agricoli presenti valorizzando gli ambiti rurali, prende avvio nel 2007 per volere dei tre comuni con la legge regionale N°86 del 30 novembre 1983. In seguito con la convenzione del 28/01/2011 sottoscritta dai sindaci dei tre paesi, che ha una scadenza di 10 anni, la gestione amministrativa è stata affidata al comune di Magnago che provvede a svolgere i compiti necessari al funzionamento del PLIS. Nell’atto di convenzione vengono inoltre stabiliti i ruoli dei tre comuni per la gestione del parco (tra cui la quota di partecipazione) definiti in proporzione al territorio complessivo del parco, alla porzione della zona appartenente al comune e dal numero di abitanti. Al fronte della scadenza di questa convenzione, nel 2013 Magnago ha commissionato la redazione del Programma Pluriennale degli Interventi (PPI) di valenza decennale per la pianificazione e gestione del parco. Rispetto alle priorità individuate sono state promosse principalmente azioni di divulgazione e informazione mediante il diretto coinvolgimento di cittadini e realtà territoriali in attività di educazione ambientale. Tuttavia, emerge una mancanza di uniformità fra le iniziative promosse nel territorio del Parco, nel 2024 è stata sottoscritta una Convenzione tra i tre Comuni e il Parco lombardo della valle del Ticino con la quale è stato affidato al Parco lo svolgimento di alcune attività gestionali e operative del PLIS
Il PLIS delle Roggie è inoltre inserito nel più ampio sistema delle aree protette nella provincia di Milano. Confina a Ovest con il Parco Regionale Lombardo della Valle del Ticino ed è situato molto vicino ad altri Parchi Locali di Interesse Sovracomunale come il parco alto milanese, il parco dei Mulini, del Roccolo e del Gelso.
CENNI STORICI
Opportunità che offre il parco:
Educazione ambientale.
Il parco rappresenta un’area protetta raggiungibile anche a piedi dove possono essere programmati percorsi didattici.
Associazioni locali.
All’interno del Parco delle Roggie sono attive diverse associazioni locali che nel corso degli anni si sono impegnate nella promozione del PLIS coinvolgendo la popolazione (come, ad esempio, Lega Busto Verde o gruppi locali della protezione civile).
Connessione ecologica.
Vi è una vicinanza del parco con altre aree verdi protette.
Sentieri ciclo-pedonali.
Vi sono numerosi sentieri e strade che intercorrono tra i diversi comuni che facilitano lo spostamento sicuro lontano dal traffico.
L’importanza di questo parco è quindi fondamentale tanto che le popolazioni locali si opposero sia all’inquinamento causato dallo scarico delle acque reflue, sia alla proposta da parte della regione Lombardia di costruire una discarica nella cava di Sant’Antonino, nelle vicinanze del parco. La protesta fu talmente sentita che i cittadini, verso la fine degli anni ‘90 fecero 880 giorni di presidio riuscendo ad impedirne la costruzione.
Problemi Ambientali
La finalità ultima dei terreni bonificati doveva essere quella di ripristino del bosco. Tale operazione, terminò nel 1994, in seguito alla realizzazione delle seguenti fasi:
• Rimozione della vegetazione
• Dissodamento
• Avvicendamento culturale
• Piantumazione di latifoglie
• Trattamento a fustaglia del robineto giovane
• Conservazione e miglioramento del robineto chiuso
• Incenerimento delle biomasse e sperimentazione tecnologica
• Cava di Sant’Antonio e discarica
La vicenda della cava di Sant’Antonio ebbe inizio per un errore politico estremamente dannoso per le sue conseguenze, ovvero il mancato controllo e contenimento dell’attività estrattiva dalla cava di sabbia. Il business dei rifiuti si consolidò negli anni 80 e riguardò quel giro di affari e corruzione politica che verrà poi smascherato dalle inchieste “mani pulite”. La battaglia legale del comune di Buscate permise l’avviarsi di un certo impegno delle istituzioni regionali provinciali e comunali sul riciclaggio dei rifiuti e produsse una cultura ambientale e una responsabilità civile su uno dei problemi più delicati della nostra società.
L’inceneritore di Busto Arsizio, oggetto di controversie e preoccupazioni, si erige nella parte meridionale del comune, nel quartiere di Borsano, al confine con Magnago. Esso è gestito dall’ACCAM, Associazione Consortile dei Comuni dell’Alto Milanese, nata nel 1970 dalla collaborazione tra i comuni di Busto Arsizio, Gallarate, Legnano, Nerviano e Samarate.
L’obiettivo iniziale era creare un’alternativa allo smaltimento dei rifiuti rispetto alle discariche tradizionali. Nel corso degli anni, il numero di comuni coinvolti è cresciuto a 27, e l’ACCAM è diventata una società per azioni, con la gestione appaltata a Europower nel 2009. Tuttavia, l’inceneritore Accam ha suscitato numerose polemiche e proteste da parte dei cittadini, preoccupati per la salute, l’ambiente e i danni che le emissioni inquinanti potrebbero provocare. Gli inceneritori, infatti, emettono sostanze nocive nell’aria, come diossine, furani e metalli pesanti, i quali possono avere effetti negativi sulla salute umana e sull’ecosistema circostante. L’Accam, nel gennaio 2020, ha subito un grave incendio che ha provocato la distruzione delle turbine dell’impianto. Senza queste turbine, l’inceneritore è tornato a essere un impianto di incenerimento puro, senza recupero di energia. Il magnifico Parco delle Roggie, situato nelle vicinanze, è un prezioso ambiente boschivo e l’inceneritore Accam, con le sue emissioni, potrebbe danneggiare la flora e la fauna del parco, oltre a compromettere la qualità dell’aria e dell’acqua. Dal 1 agosto 2021 la società Neutalia, costituita da AGESP, AMGA e CAP ha preso in gestione l’inceneritore. Ad ogni modo l’obiettivo dichiarato è raggiungere un’economia circolare. In sintesi, l’inceneritore Accam rappresenta una sfida tra esigenze di smaltimento dei rifiuti e la tutela dell’ambiente. Speriamo che le decisioni prese tengano conto di entrambi gli aspetti, preservando il magnifico patrimonio naturale del Parco delle Roggie.
2020/2021: DANNI AL PARCO DELLE ROGGIE A CAUSA DI UN FORTE TEMPORALE
All’interno del parco nella zona di Dairago era presente una grande quercia rossa di più di novant’anni, importante simbolo per il Parco delle Roggie. Purtroppo, questa pianta non autoctona è caduta nel 2020 e l’anno successivo, nell’area boschiva si è abbattuta una forte tempesta che ha causato ulteriori danni. Il parco delle Roggie, adiacente al Parco Regionale della Valle del Ticino, è infatti interessato per la maggior parte della sua estensione da superficie boscata. Le essenze boschive includono cedui misti, con prevalenza di Robinia (Pseudo-acacia) e Ciliegio tardivo (Prunus serotino), oltre alla presenza spontanea di Quercia Farnia e di qualche Olmo. Il sottobosco è costituito principalmente da specie arbustive, tra cui il Biancospino, il Sanguinello, il Nocciolo e il Pruno Selvatico. Purtroppo, durante questo violento temporale, alberi secolari sono stati abbattuti e i sentieri all’interno del parco sono stati interrotti. Questo evento ha avuto un impatto significativo sull’ecosistema e sulla fruizione del parco da parte dei visitatori, dei ciclisti e degli sportivi, ma soprattutto da parte dei contadini che possiedono dei campi adiacenti. Le trasformazioni territoriali hanno reso le aree boschive del Parco delle Roggie elementi di eccezione in un territorio prevalentemente agricolo, costituendo un importante elemento ecologico tra gli ambiti della Valle del Ticino e della Valle dell’Olona. È un triste episodio che ha colpito la bellezza naturale di questo parco, ma speriamo che gli sforzi di ripristino e conservazione possano contribuire a preservare questo prezioso ambiente per le generazioni future.







