Abbiamo la prima descrizione della chiesetta grazie a documenti che riguardano l’illustrazione della parrocchia San Michele di Magnago
LICEO ARTURO TOSI X PARCO DELLE ROGGIE
Abbiamo la prima descrizione della chiesetta grazie a documenti che riguardano l’illustrazione della parrocchia San Michele di Magnago
La chiesetta è citata nei documenti per la separazione di Bienate dalla parrocchia di Magnago.
La chiesetta è citata negli atti che raccolgono i rilievi di tutte le chiese del territorio voluti dall'Arcivescovo Carlo Borromeo. A causa della peste viene utilizzata come lazzaretto.
La nobildonna Gerolama della Croce, molto credente, finanzia il restauro della Chiesetta (massimo splendore), alla sua morte inizia a decadere. (Gerolama Sansoni vedova Della Croce era una nobile milanese, che possedeva una casa di campagna a Bienate. Alla fine del XVI secolo, fece restaurare a sue spese la chiesa di Santo Stefano. Nel testamento ci fu l’obbligo di celebrare una messa in canto il 26 dicembre e di distribuire ai poveri razioni di cibo.).
Il Cardinale Andrea Ferrari consacra la chiesa.
Il cardinale Schuster descrive l'interno della chiesetta con le seguenti parole: “… Codesta chiesa del Protomartire esiste ancora: anzi di recente è stata riparata e quasi rivendicata alla sua irreparabile rovina… La cappella campestre di Santo Stefano conserva alcune pitture absidali abbastanza importanti. Quella centrale, rappresenta il Crocifisso tra la S. Vergine e S. Giovanni Evangelista. Dietro il patibolo, nello sfondo, è figurata la città di Gerusalemme, con una quantità di torri e di minareti medievali. Ma la veduta, che deriva certamente da scuola tedesca, è interessante, perché la Capitale della Giudea finisce proprio ai confini di Bienate, di cui si riconoscono a destra e a sinistra le chiese di S. Stefano e di S. Bartolomeo! Così Bienate figura come centro del mondo, in continuazione con Gerusalemme. Amore di campanile!…”.
Viene realizzata la vetrata rappresentante lo Spirito Santo nel teschio da Antonio Maria Pechini.
Viene eretto un piccolo campanile.
DESCRIZIONE GENERALE
La chiesetta, rivolta come da uso verso Gerusalemme, si trova nella campagna di Bienate, la più antica chiesa del posto; intitolata a Santo Stefano, come riportava una scritta, ora scomparsa, della facciata: D.O.M. ET S.TI STEPHANI PROTOMARTIRI.
La chiesa non fu mai ampliata ma solo imbiancata più volte e rifatto il tetto, conserva quindi l’aspetto originale.
A seguito della visita di Carlo Borromeo nel 1597-1606 in un documento venne rilasciata una descrizione:
“La chiesa di S. Stephano campestre di Bienate pieve di Dairago, qua inclusa, non ascende nè discende, non ha soffitto nè volta, alta cubiti XI onze 10 ha tre campi che sono larghi cubiti 3 per ciascuno.
La cappella è in mezza volta alta cubiti 7 onze 8
La pradella è sopra il pavimento della Chiesia alta onze 9.
Ha due fenestrole laterali.
Non ha ferrata.
La Chiesia è rovinosa.
Non ha campanile nè altro.”
Onza= unità di misura antica
Cubito= unità di misura antica
Si trova al centro dell'abside, rappresenta il Crocifisso tra la S. Vergine e S. Giovanni
Evangelista. Nello sfondo, secondo il cardinale Idelfonso Schuster, è rappresentata
la città di Gerusalemme. Secondo il prof. Federico Cavalieri, il castello è invece
probabilmente rappresentativo di quello Sforzesco di Milano, che sembra finire ai
confini di Bienate, rappresentata da due chiesette: a sinistra quella di S. Stefano e a
destra quella di S. Bartolomeo. Bienate sembra quindi al centro del mondo; detto
popolare rimasto sino ad alcuni decenni fa.
Il dipinto è probabilmente di scuola tedesca.
Dell'affresco originale, probabilmente il più antico del territorio, è rimasto solo S. Stefano in ginocchio che prega mentre viene lapidato. Grazie ad un restauro degli anni 70 si è recuperata una maggiore superficie.
Tondo in facciata con vetrata moderna o contemporanea. Il soggetto è lo Spirito Santo. L'autore è lo scultore bustocco Antonio Maria Pecchini.